Storia e Genealogia

I Comneno imperatori di Bisanzio

L’8 giugno 1057 tutta l’armata dell’imperatore Michele VI Strationico, ribellatasi, elevò sugli scudi il suo capo Isacco Comneno. Dopo l’abdicazione di Michele VI, il 31 agosto 1057 Isacco fu incoronato imperatore d’Oriente nella Chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Ma Isacco fu migliore capitano che uomo di Stato. Fra le gravissime difficoltà dell’Impero dovette senza dubbio rimpiangere la sua tenda e la sua armata. Fu per questo che, soltanto due anni dopo la sua incoronazione, nel 1059 abdicò in favore del nipote Costantino X Ducas. Durante il regno di costui i Turchi invasero l’Armenia e i Magiari la Serbia. Successore di Costantino X fu Costantino XI Ducas, che associò al trono la sorella Eudoxia e i fratelli Michele VII il PARAPINACE e Andronico (1067-1071). Dal 1071 al 1078 Michele VII restò solo a governare l’Impero. Gli successe NICEFORO BOTONIATE (1078‑1081). Ma già da qualche tempo i Comneno stavano meditando di tentare nuovamente il cammino del trono.

Giovanni Comneno, fratello dell’Imperatore Isacco e anche lui ottimo capitano, era morto nel 1067 lasciando un figlio: Alessio. Questi, spinto dall’ambiziosa madre Anna Delassena, sposò Irene (Piriska) Ducas, riuscendo a divenire il leader del partito dei Ducas. L’Imperatrice Maria, vedova di MICHELE VII, la quale aveva sposato in seconde nozze Niceforo III Botoniate, adottò Alessio, che fu investito della suprema autorità a Skiza nel 1081; egli prese il nome di Alessio I Comneno, soprannominato Bambacorace, cacciando dal trono e dichiarando usurpatore Niceforo III Botoniate.

Alessio fu coronato solennemente a Santa Sofia insieme al giovane Costantino Ducas, figlio di Michele VII. Sebbene il nuovo Imperatore si fosse battuto eroicamente contro i Normanni, tuttavia perdette qualche territorio dell’Impero, subendo una memorabile sconfitta da Boemondo. Più tardi, dopo aver invocato l’aiuto dei Crociati contro i Turchi Selgiucidi, finì per opporsi loro con tutte le sue forze giustificando tale suo voltafaccia con le nefandezze che i Crociati andavano commettendo durante la loro avanzata, rubando, uccidendo, sgozzando. Alessio I morì a Costantinopoli il 16 agosto 1118 e venne seppellito nel Convento del Filantropo. Gli successe il figlio Giovanni II, che regnò dal 1118 al 1143. Dalle sue nozze con Irene (Piriska) d’Ungheria nacquero Isacco, Michele (o Manuele) e Giovanni. Da ricordare che Giovanni II e Irene sono i due famosi personaggi rappresentati nei mirabili mosaici che ancora ornano l’abside di Santa Sofia a Istanbul.

Michele (o Manuele) Comneno, alla morte del padre, fu proclamato Imperatore sebbene il trono fosse spettato al fratello maggiore Isacco. Lo strano è che di quest’ultimo personaggio la storia non ci dà alcun ragguaglio, così come non sappiamo più nulla del fratello minore Giovanni.

Michele sposò Berta Sulzbach e, alla morte di questa, in seconde nozze Maria de Poitiers dei principi di Antiochia. Dal suo primo matrimonio ebbe due figli: Maria, che sposò Ranieri, marchese del Monferrato, e un’altra figlia di cui si ignora il nome. Dal secondo matrimonio nacque colui che diverrà poi Imperatore col nome di Alessio II

IL regno di Michele non fu facile. Allo scopo di migliorare i suoi rapporti con gli imperatori latini, fece sposare la figlia del fratello minore Giovanni ad Amaury I d’Angiò, re di Gerusalemme. IL 4 marzo 1171 il giovanissimo Alessio II Comneno venne dichiarato dal padre Collega nell’Impero; anzi, per garantirne la successione, l’imperatore ordinò a tutti i sacerdoti di prestare giuramento di fedeltà anche a suo figlio.

Abbiamo detto che il regno di Michele non fu facile. Un nemico potente fu Ruggero d’Altavilla ma ancor peggiore Andronico Comneno, cugino dell’imperatore e figlio di Isacco il Sebastocratore, fratello cadetto dell’imperatore Giovanni II. Il suddetto Andronico cospirò contro l’Imperatore, che finì per farlo imprigionare. Venne liberato solo nove anni dopo (1155‑1164).Andronico, uscito dal carcere, si rifugiò ad Antiochia dove sedusse Filippa di Poitiers, sorella del principe Boemondo e dell’imperatrice Maria di Antiochia. Fuggì, per salvare la vita, a San Giovanni d’Acri, dove tanto per non cambiare sedusse anche sua cugina Teodora; infine, tornò a Costantinopoli, dove, riuscendo a riconquistare il favore dell’Imperatore Michele, ottenne la carica di Governatore di Sinope sul Mar Nero. Qui restò tranquillo fino alla morte di Michele. Ma, essendo rimasto sul trono di Costantinopoli, il 24 settembre 1180, sotto la tutela della madre, il piccolo ALESSIO II di appena undici anni, Andronico smise di andare dietro alle donne per cercare di conquistare il trono. Per raggiungere il suo scopo, uccise l’Imperatrice Madre Maria d’Antiochia, sua cugina, poi anche Maria Comneno, figlia del defunto Imperatore Michele VII e suo marito Ranieri di Monferrato. Così, quando attraverso questi tre omicidi la strada al trono era rimasta libera, nel settembre del 1183 si proclamò Protettore di Alessio II. Ma Andronico non aveva ancora terminato la sua opera nefasta. Dopo qualche settimana strangolò anche il fanciullo Imperatore, gettandone il corpo in mare. Non restava che un’alleanza matrimoniale per consolidare la propria posizione. E ci riuscì sposando la giovanissima vedova di Alessio, dopo di che si fece incoronare Imperatore col nome di Andronico I Comneno. La sua violenza e la sua crudeltà gli alienarono la simpatia e la fedeltà dei sudditi, mentre la sua ostilità contro gli Stati Italiani gli suscitò contro una Lega di Repubbliche Marinare e di altri Stati della Penisola Italica. Alla fine, contro Andronico I Comneno si levò l’intera Casa degli ANGELO. L’anima della cospirazione furono i figli di Costantino Angelo e di Teodora, cioè i due fratelli Andronico e Giovanni ANGELO. IL più grande, Andronico, aveva sposato Eufrosina Castamonita, dalla quale ebbe quattro figli, il più piccolo dei quali, GIOVANNI, divenne Sebastocratore, Duca del Ducato, Governatore di Epiro e di Tessaglia, fondatore della branca degli ANGELO di Tessaglia.

La cospirazione fu scoperta. L’Imperatore Andronico I Comneno spedì contro i cospiratori uno dei suoi parenti, GIOVANNI COMNENO, Prefetto della Tracia, che inflisse loro perdite gravissime. Andronico Angelo, deciso a mettere in salvo moglie e figli, si portò in fretta a Costantinopoli, fortificò la parte esterna del proprio palazzo, il ´ CIONIO, e, appena gli fu possibile, imbarcò su un vascello segretamente la moglie e i figli. Dopo averli saputi in salvo, si presentò coraggiosamente all’Imperatore Andronico I Comneno. A questo punto è la “Rivista Araldica”, anno 1903 pagine 746-747 che ci narra l’incontro tra i due Andronico. L’Imperatore Andronico I Comneno, vedendo il suo nemico Andronico Angelo, gli indirizzò le parole dell’Esodo (III 20): “Ecco, invio un ANGELO avanti la tua faccia, che ti prepari la via”. Ma, mentre l’Esodo parla dell’Angelo che avrebbe condotto in salvo il popolo di Israele, l’Imperatore intendeva ironizzare sul nome della famiglia di Andronico, che tutto faceva fuorché essere angelica, dal momento che cospirava per uccidere. Naturalmente l’apparente bonomia dell’Imperatore non ingannò affatto Andronico Angelo, il quale riuscì a salvarsi a mala pena fuggendo a San Giovanni d’Acri, dove morì poco dopo. Nel 1184 i figli del fuggiasco Andronico Angelo (eccetto il primogenito che si trovava a Damasco, ospite del Saladino) furono gli animatori delle ribellioni di Nicea e di Prusia contro l’Imperatore, mentre l’armata degli Stati Italiani entrava in guerra. I soldati del Re di Sicilia sbarcarono a Durazzo e dal 15 al 24 agosto 1184 la occuparono. Gli ANGELO, alla testa degli insorti, obbligarono l’Imperatore Andronico I Comneno all’abdicazione. L’Imperatore poté fuggire ma, raggiunto sul Bosforo, fu di nuovo trascinato a Costantinopoli, dove venne torturato, mutilato e ucciso.

Così l’astro dei Comneno era svanito nel cielo azzurro di Costantinopoli per sempre. Se vorremo, potremmo andarlo a ricercare un po’ più lontano, ancora ai bordi del Mar Nero, a Trebisonda

          Gli Angelo accedono al trono

Del trono di Bisanzio s’impadronì il secondo figlio di Andronico, Angelo, il quale prese il nome di Isacco II. Egli sposò una nipote dell’Imperatore Michele (o Manuele) Comneno (1185). Dopo la sua incoronazione a Santa Sofia, si affrettò a richiamare da Damasco il fratello primogenito Alessio. Durante il viaggio verso la Patria questo principe fu catturato dalle genti del Conte di Tripoli, che lo rilasciarono dietro il pagamento di una fortissima somma pagata dall’Imperatore. Alessio Angelo fu nominato Sebastocratore; ma la sua ambizione non gli faceva tollerare di vedere sul trono il fratello minore, sicché cominciò a cospirare contro di lui. L’Imperatore Isacco II Angelo Comneno (come leggiamo nella “Historia degli Imperatori Greci”, descritta da NICETA Acominato da Cone, Gran Segretario dell’Impero, Venezia Tip. Vincenzo Valgrisi 1562, Isacco II fu il primo a chiamarsi Angelo-Comneno, perché si considerò erede anche per matrimonio della grande famiglia dei Comneno) aveva un’anima nobile ma un po’ debole. Il Niceta ci narra che il nuovo Imperatore era giustissimo; faceva del bene a tutti; molto religioso, si diceva che vedesse di nascosto Iddio; benigno verso coloro che erano stati esiliati o spogliati dei loro averi o mutilati dall’Imperatore Andronico Comneno, cercò di riparare a ogni male del passato, restituendo a tutti gli averi e donando ancora del suo, insomma usando grande liberalità verso tutti. Non poté però impedire che le vittime di Andronico Comneno si vendicassero verso i figli di questi, Giovanni e Manuele, ai quali furono cavati gli occhi. Qualcuno disse, certo per discreditare l’ottimo Isacco II, che tale martirio fu voluto dallo stesso Imperatore Isacco II Angelo-Comneno. Ma non esistono prove concrete per avallare tale affermazione.

Non mancarono tentativi di insurrezione neppure contro il nuovo Imperatore, il quale tuttavia, con l’aiuto di Corrado, marchese del Monferrato e marito di sua sorella Teodora, riuscì a stroncarli; la più grave insurrezione fu quella di Alessio Sbrana (o, come scrive il Niceta, Brana), desideroso d’impadronirsi del trono. Purtroppo però l’Imperatore Isacco II non seppe ugualmente bene contrastare lo spirito di ribellione che fermentava nel cuore del fratello primogenito Alessio, il quale gli volse contro l’aristocrazia e il clero sotto l’accusa di estrema debolezza verso i nemici dell’Impero. Una cospirazione di palazzo ebbe ragione di Isacco II, che fu dichiarato decaduto, imprigionato e accecato, mentre a Cipsella, in Tracia, 1’8 aprile 1195 Alessio Angelo-Comneno venne proclamato imperatore col nome di Alessio III. Questo Imperatore fu di una grande prodigalità e portò a grave sconquasso le entrate dello Stato. In odio verso il fratello Isacco II, che egli non aveva esitato ad accecare con le proprie mani, rifiutò di portare il cognome di “Angelo”, anche perché evidentemente angelo non si sentiva nel cuore, e volle assumere solo il cognome di “Comneno”. Si diede poi, come ci narra sempre lo storico Niceta, a una vita sardanapalesca, nel vizio della corte. Sposò Eufrosina Comatero, che il Niceta giudica donna dall’animo virile, superba, lussuriosa e impudica.

Intanto ricorderemo che il giovane figlio del decaduto imperatore Isacco II, di appena tredici anni, fidanzato a una principessa russa di Kiew, in un primo momento fu lasciato in libertà; ma poi lo zio Alessio III lo volle prendere sotto la sua “personale vigilanza”, lo condusse in Tracia, dove nel 1201 lo chiuse nella stessa prigione in cui si trovava l’accecato imperatore deposto Isacco II. La cronaca di tale periodo ci viene narrata da uno storico novogorodense (“Chronique de la prise de Constantinople, qui contient les Èvènements byzantins jusqu’en 1444, publiée une deuxième fois dans le volume II de la continuation de la Bibliothéque Russe Ancienne de St. Petersbourg nel 1786”). Fortunatamente il piccolo Alessio riuscì a fuggire, certo con potenti aiuti esterni. Fatto si è che lo ritroviamo alla corte del cognato Filippo di Svevia, Imperatore di Germania. Filippo, a sua volta, inviò il giovane cognato a Roma raccomandandolo al Papa Innocenzo III. L’antico cronista fa dell’incontro del giovane con il grande Pontefice una narrazione semplice e puerile nello stesso tempo. Lasciamo la narrazione in latino, così come venne scritta: ´ Tota urbe me imperatore cupit (è il giovane Alessio Angelo-Comneno che parla), Papa vero dixit Francis: ´ Si ita res se habet cum in solio collocatis et postea Hierosolimam abeatis, terrae sanctae opom laturi; quodsi vero cum accipere noluerint, ad me redeatis neve Graecorum terram laedatis. Franci autem omnesque eorum duces auri et argenti cupidi erant, quae Isaacides se iis daturum promisit; et mox imperatoris et papa praecepta obliti sunt”. La narrazione sopra riportata, anche se puerile, conferma in ogni modo che, dopo aver approntato una grande armata navale, i Franchi partirono per Costantinopoli riuscendo a penetrare nella città dopo averne abbattuto le mura e averla data al fuoco. Era il 17 luglio 1203. Costantinopoli bruciava, così come bruciavano le sue splendide Chiese. Neppure Santa Sofia fu risparmiata. E l’antico cronista aggiunge a questo punto: “ Ubi Alexis imperatorem flammam vidit, pugnandi oblitus Isaacium fratem quem ipse caecaverat, ad se accessivit et in solio collocavit, dicens: Ignosce mihi quod tibi fratri meo olim malefeci; sed ecce imperium tuum. Qui facto, ex urbe aufugi”.

Così Alessio III fuggì con la figlia Irene a Mesinopoli, poi in Tessaglia e infine a Tessalonica chiedendo asilo a Bonifacio del Monferrato. Più tardi si recò a Corinto, dove fece sposare l’altra sua figlia Eudossia (vedova di Stefano Nemagna) al principe serbo Leone Sgura. Non si sa se il viaggio, da lui compiuto a Corinto, sia stata la causa o la conseguenza del suo successivo attrito con Bonifacio. Fatto sta che questi lo imprigionò. Quando l’abdicatario Alessio III ebbe la possibilità di pagare il prezzo del riscatto, che il furbo Bonifacio del Monferrato gli aveva chiesto per liberarlo, Alessio III si rifugiò in Epiro presso il Despota Michele I Angelo-Comneno. Infine, si recò in Anatolia, presso Teodoro Lascaris marito della figlia Irene e organizzatore dell’Impero Romano di Nicea. Purtroppo Alessio III non andava d’accordo con alcuno. Infatti, ebbe gravi screzi anche con il genero Teodoro Lascaris, che lo rinchiuse nel Monastero di Hyakinthos a Nicea, dove morì.

Intanto l’antico Cronista continua la sua ingenua narrazione; “Postea Isaacides cum Francis Alexis insectatus neque vero eum assecutus est, et mox reversus in urbem, patrem solio privavit et ipse imperator evasit. a Tu caecus es; qui hoc imperium regere potest? Ego imperator sum!”. Così Isacco II cieco, privato della sua città dell’impero e delle sue ricchezze dal figlio che aveva preso il nome di Alessio IV Angelo-Comneno, non potendo più soddisfare le richieste di oro e argento che i Franchi gli avevano richiesto per poterlo aiutare, si ritirò in un monastero dove, stroncato dal dolore, morì nel 1204. Quando la notizia della sua morte si sparse, i cittadini, irritati contro l’Imperatore Alessio IV per la crudeltà dimostrata verso il padre e anche per aver egli tollerato che i Franchi entrassero nella città e la distruggessero, dimostrarono chiaramente il loro malcontento. Una congiura di una parte della nobiltà designò come nuovo Imperatore Costantino Radinos. Nessun Cronista Bizantino ricorda questo nome, che però è menzionato dal Niceta Coniate. Ma Radinos teneva più alla vita che al trono, tanto è vero che si sottrasse a ogni ricerca per non farsi incoronare Imperatore. I congiurati si impadronirono della moglie, la condussero a Santa Sofia e le ordinarono: “Dic nobis: ubi est maritus tuus? Sed ne verbam quidem de marito fecit” Allora i congiurati, per non lasciarsi sorprendere dagli avvenimenti, scelsero un imperatore militare, Nicola Canabé, che incoronarono essi stessi rimanendo con lui tre giorni e tre notti nella Basilica di Santa Sofi

L’Impero Latino d’Oriente

Mentre si svolgevano nella Cattedrale gli eventi narrati nel capitolo precedente, Alessio Ducas, soprannominato “Marzuflo”, consanguineo degli Angelo e dei Comneno, aveva preparato un’altra congiura. Cercò d’intendersi come prima cosa con i Franchi. Per deciderli a entrare di nuovo a Costantinopoli, lasciò loro credere che egli intendeva rimettere sul trono Alessio IV Angelo-Comneno in omaggio alla volontà del Santo Padre. Al popolo e ai nobili, invece, disse che i Franchi (chiamati dal popolo “Latini”) avevano deciso la distruzione di Costantinopoli se la corona fosse stata resa a Alessio IV Angelo-Comneno. Con tali contraddittorie proposizioni Alessio Ducas guadagnò le simpatie di tutti i cittadini, i quali si unirono a lui per impedire l’occupazione della capitale da parte dei Latini (=Franchi). Vi era tuttavia ancora un ostacolo: l’imperatore Nicola Canabè. Marzuflo gli promise un’altissima carica nella nuova organizzazione dell’Impero se avesse spontaneamente abdicato. Furono i soldati a impedire tale abdicazione perché essi desideravano conservare un imperatore militare. Allora Murzuflo tentò di ucciderlo. Avvertito in tempo, Nicola Canabè fuggì con qualche fedele durante la notte. Ma una tale fuga mise in allarme i Latini. Murzuflo, visti scoperti i propri piani, si affrettò a detronizzare ufficialmente Alessio IV Angelo-Comneno e ad imprigionarlo. Poi s’impadronì anche dei fedeli degli Angelo-Comneno e dello stesso Canabè. IL 5 febbraio 1204 si fece incoronare Imperatore in Santa Sofia con il nome di Alessio V Ducas. Quando la verità fu conosciuta, i Latini assediarono la città reclamando la liberazione di Alessio IV Angelo-Comneno e la restituzione del trono a costui. IL risultato fu che Alessio V Ducas e i suoi nobili, irritati, strangolarono in prigione il disgraziato prigioniero. L’8 febbraio 1204 dall’alto degli spalti della città assediata si gridò ai Latini: “Iste oblit! Venite et videte!”. Un tale tradimento turbò moltissimo i Latini, i quali ben sapevano che avrebbero dovuto rispondere della morte di Alessio IV Angelo-Comneno all’Imperatore Filippo di Svevia e al Sommo Pontefice. Fu così che, per non tornare in Occidente con una tale onta, assalirono Costantinopoli. Alessio V Ducas, terrorizzato dalla piega che avevano preso gli avvenimenti, 1’8 aprile 1204 fuggì in Tracia. A Mesinopoli si incontrò con l’Imperatore detronizzato Alessio III Angelo-Comneno, che, nel suo odio più profondo, lo accecò.

A Costantinopoli intanto si combatteva ancora. Il venerdì 9 aprile 1204 vi fu un nuovo assalto ma i Latini non riuscirono a penetrare nella città, sebbene avessero preso e ucciso un centinaio di capi bizantini. L’assedio fu rinnovato e durò fino al giorno successivo la Domenica delle Palme. Fu il lunedì I2 aprile 1204 che i Latini, aiutati da un’armata navale, s’impadronirono della Capitale dell’Impero d’Oriente. Alla testa dell’armata latina era Markos Romano di Verona, Balduino, conte di Fiandra, e il Doge delle Isole Venete, che, a suo tempo, l’Imperatore Michele aveva fatto accecare. I Latini non seppero perdonare ad Alessio V. Lo cercarono e dopo averlo trovato, sebbene ormai cieco, lo trascinarono in catene a Costantinopoli e, in punizione per la sua usurpazione del trono degli Angelo-Comneno, lo precipitarono dall’alto di una colonna. IL 9 maggio 1204 Baldovino di Fiandra fu incoronato Imperatore con il nome di Baldovino I. Così aveva inizio l’Impero Latino di Oriente.

Con l’Impero Latino di Oriente nacquero vari DESPOTATI (= Regni): il Despotato di Nicea, che più tardi prese il nome d’Impero Greco di Nicea, con Teodoro Lascaris (1204-1224), marito di Irene, figlia di Alessio IV Angelo-Comneno; il Despotato di Epiro e di Tessaglia con Michele I Angelo-Comneno, cugino di Alessio III Angelo-Comneno; il Despotato di Trebisonda. A proposito di quest’ultimo Despotato, ricordiamo che Manuele I, figlio dell’Imperatore Andronico I Comneno, nel 1204, per salvarsi dai nemici cercò rifugio in Georgia presso Tamara, una delle zie paterne. Suo figlio Alessio I Comneno, alla caduta di Costantinopoli, fondò a Trebisonda, antico centro bizantino di frontiera, il Despotato indipendente detto appunto di Trebisonda, dove ventuno Re della Dinastia Comneno si successero dal 1204 al 1468.

Il Despotato di Tessaglia e di Epiro

Dopo la caduta dell’Impero Latino d’Oriente, si costituirono vari Despotati, vale a dire Regni Indipendenti, ai quali accedettero le antiche Famiglie Regnanti sul Trono Imperiale di Bisanzio. Ma, senza dubbio, di tutti i Despotati uno dei più grandi fu quello di Epiro e di Tessaglia, anch’esso degli Angelo-Comneno, di quella branca da cui discende, in linea diretta legittimo naturale, Mario Bernardo Angelo-Comneno, da cui Stefania..

Riprendiamo ora la nostra storia da GIOVANNI il SEBASTOCRATORE, figlio di Teodora Comneno e di Costantino Angelo, il quale diede vita a quel ramo, che in seguito fondò il Despotato Greco di Epiro e di Tessaglia. Giovanni il Sebastocratore aveva sposato Zoe Ducas, che gli diede cinque figli legittimi: Isacco (morto nel 1203), Teodora, Manuele, Costantino e Anna, la quale, nel 1227 sposò Mattia Orsini, Signore di Cefalonia e di Zante (1194-1238). Giovanni ebbe anche un altro figlio ma bastardo: MICHELE (nato dopo Isacco).

Fu costui che passò alla storia con il nome di Michele I Angelo-Comneno e che fu Despota di Epiro, di Etolia e di Acarnania dal 1204 al 1214; sposò una donna della Casa dei Melisseni. Restato vedovo, sposò in seconde nozze un’altra donna della medesima Casa dei Melisseni, a sua volta vedova (1204) di Senacherin, Governatore di Nicopoli. Michele I ebbe quattro figli: Costantino, una giovane di cui non si conosce il nome e che sposò un principe della Casa dei Melisseni, un’altra figlia, che sposò Eustachio conte di Fiandra, e, infine, Maria che sposò nel 1246 Costantino Melisseno, Signore di Demetria e della Licaonia. Michele I occupò le terre che vanno dall’Adriatico fino alla Macedonia e da Naupatra a Durazzo, ponendo la sua capitale ad ARTA (Ambracia). Nel 1214 venne assassinato da suo fratello Teodoro il quale, dopo tale delitto, divenne Despota di Epiro, di Etolia e di Acarnania con il nome di Teodoro I Angelo-Comneno, mentre suo fratello Manuele (quarto figlio di Giovanni il Sebastocratore) ebbe i Despotati di Tessaglia e di Tessalonica con il nome di Manuele I Angelo-Comneno. Teodoro I fu vinto nel 1230 a Klokotnica da Ivan, zar dei Bulgari, e da questi accecato. Gli successe suo fratello Manuele I, il quale conservò il Despotato di Tessalonica, lasciatogli dallo zar Ivan di Bulgaria in compenso di tutte le terre di Epiro che aveva occupato. Manuele cercò di barcamenarsi nella difficile politica del tempo. Sollecitò l’amicizia con l’Imperatore Greco di Nicea, GIOVANNI IIl DUCAS VATATZE; poi l’amicizia anche dei latini e accettò il “primato” del Pontefice Romano. Nel 1237 lo zar dei Bulgari Ivan, il quale aveva nel frattempo sposato la figlia del suo antico nemico Teodoro I Angelo-Comneno, accettò di aiutare questi, divenuto suo suocero, a riconquistare Tessalonica. L’impresa non si presentò molto difficile perché il popolo, scontento della politica di Manuele verso i Latini, aiutò gli invasori a cacciare dal trono il suddetto Manuele, il quale si rifugiò presso l’Imperatore Greco di Nicea, Giovanni III Ducas. Con l’aiuto di Giovanni III, Manuele I occupò Farsalo, Larissa e Platamone, terre che, alla sua morte, lasciò al nipote Costantino, figlio del fratello.

Costantino, sposo nel 1230 di Teodora Petraleifas (figlia del Sebastocratore Giovanni Petraleifas), nel 1236 venne riconosciuto Despota di Epiro dall’accecato adbicatario Teodoro I Angelo-Comneno e, dopo, anche Despota di Tessalonica da Manuele I. Accettando il primo dei suddetti Despotati, Costantino mutò il proprio nome in quello di Michele II Angelo-Comneno di Epiro. Egli, nel 1237, divenne padrone dell’Isola di Corfù e poté riconquistare i territori che Teodoro I aveva perduto durante la guerra contro Ivan, zar dei Bulgari. Succeduto allo zio Manuele anche nel Despotato della Tessaglia, Michele II occupò a poco a poco quasi tutta la parte della Tessaglia perduta da Manuele, conquista terminata nel 1241. Lo stesso Hertzberg, storico tedesco assai ostile agli Angelo, non può fare a meno di riconoscere in Michele II un grande capitano e un saggio statista.

Michele II, nemico giurato degli Imperatori Latini di Oriente, volle allearsi con l’Imperatore Greco di Nicea Giovanni III Ducas Vatatze al fine di organizzare un’azione comune contro gli invasori. Ma nel 1253 il vecchio abdicatario Teodoro I gli consigliò, a sproposito, di rompere la sua amicizia con Giovanni III Ducas Vatatze, il quale, per non essere sorpreso dagli avvenimenti, mosse guerra all’improvviso a Michele II. La resistenza degli Epiroti fu eroica seppure vana. Con la pace di Larissa Michele fu costretto a cedere a Vatatze gli importanti centri di Prilopo e Croia e tutte le terre a nord dell’antica via romana di Egmazia. IL vecchio Despota abdicatario Teodoro I finì i suoi giorni in un convento, prigioniero dell’Imperatore Giovanni III Ducas Vatatze, mentre il valoroso Michele II riusciva a conservare quasi tutti i propri domini. Vatatze morì poi a Ninfea il 30 ottobre 1254.Gli successe Teodoro II Lascaris, giovane di 33 anni, di salute debole ma ottimo capitano e astuto politico. Teodoro II per prima cosa cacciò dalle sue frontiere il cognato Michele Asèn, zar dei Bulgari, che aveva passato le frontiere dei Balcani. Bisogna confessare che la battaglia al Passo dello Strillone, presso Repulso, la presa di Meleniceto, la battaglia presso l’Ebro Superiore restano nella storia militare d’Oriente come pietre miliari.

Lo zar Michele Asèn venne assassinato poco dopo; a lui successe Costantino Nemagna, nipote di Santo Stofano, il fondatore della Grande Ungheria. Quando la pace fu ristabilita nei suoi Stati, Teodoro II Lascaris tentò una nuova alleanza con gli Epiroti. E, infatti, nel 1256 venne celebrato a Tessalonica il matrimonio tra Niceforo I (nato nel 1231, figlio primogenito di Michele II Angelo-Comneno), con Maria, sorella di Teodoro II Lascaris. Da ricordare che Niceforo e Maria erano fidanzati fin dal 1247. In seguito a detto matrimonio Teodoro II Lascaris ottenne da Niceforo le fortezze di Serbia sull’Alicmone e di Durazzo. Una tale cessione del debole Niceforo tuttavia non piacque affatto a Michele II, il quale – irritato da questo grosso dono di nozze – si rifiutò di ratificare la donazione. Non solo, ma Michele II si alleò ai Serbi, soffocò la ribellione degli Albanesi e mosse guerra a Nicea, conquistando l’Albania, donata a Teodoro II Lascaris, e metà della Macedonia. Teodoro II oppose agli Epiroti una grande armata, agli ordini di Michele Paleologo, che annientò a Vodena i nemici. Con un tale splendida vittoria Nicea si assicurò il possesso di Durazzo e dei più importanti porti dell’Adriatico. Michele II Angelo-Comneno si salvò, con una parte dei propri soldati, gettandosi nella regione dei Passi che separa la Macedonia dall’Illiria e riuscendo a ottenere l’alleanza degli abitanti di Prilepo, sconfiggendo Giorgio Acropolita, il Grande Locoteta (=Grande Cancelliere) di Teodoro II Lascaris. Allora gli Epiroti si arrestarono sulla linea che dal Mare Ionio arriva al Vardar. Poco dopo, cioè nel mese di agosto 1258, Teodoro II Lascaris morì di apoplessia a Magnesia nell’Ermone, prima di aver potuto completare la conquista dell’Epiro e fu seppellito nel Monastero di Sosandro. Suo figlio GIOVANNI IV, di appena otto anni, fu posto sul trono di Nicea sotto la reggenza del Patriarca Arsenio e la tutela di Giorgio Muzalus. IL cattivo governo dei due tutori però suscitò una sedizione del popolo, incitato dal clero, dall’aristocrazia e dall’armata.

Il momento favorevole spinse l’ambizioso generale Michele Paleologo, abilissimo politico (zio della moglie di Giorgio Muzalus) a intervenire sotto il pretesto di riportare l’ordine nello Stato. Il 1 gennaio 1259, grazie a una congiura di palazzo, si fece eleggere Imperatore e Grande Correttore di Nicea con l’impegno solenne di rendere il potere imperiale a Giovanni IV Lascaris al momento del raggiungimento della maggiore età Purtroppo, tanto per non cambiare i vecchi sistemi in uso sui Troni di Oriente, Michele Paleologo, dopo poco, imprigionò e accecò personalmente in prigione il piccolo Despota Giovanni IV Lascaris. L’usurpazione di Michele Paleologo impose al Despota Michele II Angelo-Comneno una svolta nella sua politica. Aveva compreso fin dal 1255 che il Paleologo non avrebbe arrestato la sua spinta in avanti se non quando avesse completato la conquista di tutta la Grecia e occupato il trono di Costantino il Grande, di cui si consideravano eredi legittimi solo gli Angelo-Comneno. Così, per proteggere il suo Despotato, giudicò prudente concludere alleanze con sovrani e capitani celebri. A tal fine nel 1255 diede in sposa la sua figliola ELENA o ELEONORA (nella famiglia il nome di Elena si ripete spesso. Gabriele d’Annunzio fa di Elena Comneno l’eroina del suo romanzo “La Gloria”), allora di appena tredici anni, a Manfredi figlio naturale dell’Imperatore di Germania Federico II e Re di Sicilia, vedovo di Beatrice figlia del Duca di Serbia o, come afferma il prof. Natoli nella sua “Storia di Sicilia”, figlia del Duca di Savoia. Elena portò in dote a Manfredi le piazzeforti di Durazzo, di Valona, di Spinarza e il Distretto di Berati. Nel 1259 fu la volta della seconda figliola di Michele II, cioè ANNA, ad andare sposa a Guglielmo di Villehardouin, principe di Acaia, uno dei più potenti feudatari latini in Oriente. In tal modo, Michele II Angelo-Comneno ritenne di poter affrontare qualunque eventualità, carezzando nel medesimo tempo la segreta speranza di potere, un giorno, riconquistare alla sua Casa tutte le terre perdute.

L’armonia tra il Despotato di Epiro e quello di Nicea fu breve ed effimera. Infatti, all’improvviso, Michele Paleologo inviò contro Michele II Angelo-Comneno un’armata sotto gli ordini di suo fratello Giovanni e del Grande Domestico Alessio Melisseno, conosciuto poi nella storia come Cesare Strategopulo. L’aquilonario Michele II Angelo-Comneno (così chiamato a causa dell’Aquila bicefala che ornava il suo padiglione,) invocò l’aiuto dei suoi due cognati, Manfredi di Sicilia e Guglielmo di Acaia. Purtroppo costoro giunsero troppo tardi. L’armata di Paleologo prese Vodena, cacciò da Castoria gli Epiroti, spingendoli al di là del Pindo, s’impadronì di quasi tutta la Macedonia Occidentale, prese la città di Devoli in Albania e di là avanzò minacciando Berati. La marcia dei soldati di Nicea fu arrestata dalle armate di Manfredi di Sicilia, giunte dalle Puglie d’Italia, e dai soldati della Morea agli ordini di Guglielmo di Villehardhouin di Acaia. Gli alleati poterono a stento sottrarsi all’abile strategia del Paleologo attraversando il Passo e il Bosco di Birlase, liberando la fortezza di Prilepo. Le forze alleate epirote e allemanne erano state poste al comando di Giovanni il Bastardo, Sebastocratore della Grande Valacchia (Tessaglia) e, più tardi, Duca di Neupatra, figlio di Michele II Angelo-Comneno e di un sua concubina, tale N.N. Gangrena.

Nell’ottobre del 1259 fu combattuta una battaglia decisiva nella piana di Pelagonia nella regione superiore della Cerna (Erigon), nella quale tutto quello che restava dell’armata di Michele II Angelo-Comneno venne pressoché annientato. Con tale vittoria il Paleologo consolidò la propria posizione sul trono di Nicea, il che gli ritornò utile per tentare la successiva conquista del resto dei domini di Michele II Angelo-Comneno. Nel 1261, dopo la caduta degli Imperatori Latini di Oriente, quando Alessio Melisseno ebbe conquistato Costantinopoli, il Paleologo si proclamò Imperatore assumendo il nome di Michele VIII. La lunga lotta tra i Niceani e gli Epiroti terminò con la pace del 1263, ratificata nel 1264 tra Michele VIII Paleologo, Michele II Angelo-Comneno di Epiro e di Tessaglia, e Guglielmo II Villeharhouin. Anzi, quest’ultimo, fatto prigioniero con i suoi baroni, venne obbligato dal trattato di pace a rendere omaggio, nella sua qualità di Gran Siniscalco di Romania, a Michele VIII Paleologo e a cedergli le fortezze di Monenbasi, Misitra e Maina nel Peloponneso.

Con il suddetto trattato Michele II Angelo-Comneno riconobbe i diritti del Paleologo sul Trono di Costantinopoli ma ottenne però, a sua volta, il riconoscimento completo della sovranità sui domini di Oriente, appartenenti al proprio Regno (Despotato), per lui e per tutti i suoi Eredi e Successori “lato verbo”, e, nella più completa accezione della parola, i diritti e i privilegi pertinenti ai discendenti degli Imperatori di Oriente. Tra l’altro, il Paleologo riconobbe agli Angelo-Comneno del Despotato di Epiro e di Tessaglia, oltre i diritti sovrani generali, anche la facoltà in perpetuo, per sé e per tutti i suoi eredi e successori all’infinito “lato verbo”, di nominare “ …duchi e altri signori inferiori”. I riconoscimenti sono riportati nei decreti di Michele VIII Paleologo in data 23 aprile 1263 e 1 giugno 1264 (manoscritto Vaticano 11152 fol. 83).

Gli Angelo-Comneno in Italia

Michele II Angelo-Comneno aveva avuto parecchi figli: Niceforo I, il primogenito, divenne Despota alla morte del padre; Giovanni, principe di Tessaglia, sposò Beatrice Ruffo; Elena o Eleonora, sposò il vedovo Manfredi di Sicilia; Anna, maritata a Guglielmo II Villebardhouin e, in seconde nozze (1280) a Nicolas Saint Omer; Demetrio Catuli, detto Michele, sposò Anna Paleologo, figlia di Michele VIII, e, in seconde nozze, la figlia di Terteros, re dei Bulgari; un’altra figlia (di cui non siamo riusciti a conoscere il nome), passò a nozze con il principe dei Bulgari Alessio Raoul; Teodoro, detto “il Bastardo”, deceduto nel 1267; infine, Giovanni “il Bastardo”, grande condottiero.

Giovanni, principe di Tessaglia, secondo figlio di Michele II, dopo aver combattuto in giovanissima età sotto le bandiere del padre, seguì la sorella Elena o Eleonora in Italia, in occasione del matrimonio di questa con Re Manfredi. IL 4 aprile 1252 contrasse nozze con Beatrice Ruffo, figlia di Pietro conte di Catanzaro, la quale gli portò in dote la signoria di Rocchetta sul Volturno per rogito notar Nicola di Brindisi. Da dette nozze nacque nel 1254 Bartolomeo sposo di Giulia Comneno, sua prossima parente, detta anche Ialla. Nel 1256 suo cognato Re Manfredi gli concesse il feudo di Campo Marino. Nei diplomi Manfredi chiama Giovanni Angelo-Comneno “nostro amatissimo consanguineo“ e “ nostro cognato bene amato”. Ma se il matrimonio di Elena era stato utile a Michele II Angelo-Comneno per fargli ottenere aiuti concreti da Manfredi nella sua guerra contro il Paleologo, in seguito però queste lotte si rilevarono pericolose per gli Angelo-Comneno, trascinati nel terribile contrasto che si combatté tra gli Imperatori Hohenstaufens e la Chiesa Romana, lotta che dominò la storia d’Italia e di tutta l’Europa nel XIII secolo. Come è noto, i Papi chiamarono in Italia Carlo I d’Angiò, fratello del Re di Francia Luigi IX (in realtà il Papa aveva offerto la corona di Sicilia al Re Santo ma questi l’aveva rifiutata). A Santa Maria della Gradella ebbe luogo la grande battaglia tra Manfredi e Carlo. Manfredi fu vinto dalla cavalleria agli ordini di Pietro Grace de Caligay e morì, dopo essersi eroicamente battuto, “per due colpi mortali al viso, al petto. Da quel momento cominciarono i guai per tutta la Casa degli Hohenstaufens e per quella degli Angelo-Comneno. La moglie di Manfredi, Elena o Eleonora, fu imprigionata nel Castel dell’Ovo a Napoli insieme ai quattro figli. Vi morì nel 1271 (anno in cui morì anche suo padre Michele II Angelo-Comneno) di dolore, di tormenti e di fame, sapendo che ben presto anche i suoi figli l’avrebbero seguita nella tomba. Scampò alla morte solo uno dei figli di Eleonora, vale a dire la piccola Beatrice, per l’intercessione di Giovanni Angelo-Comneno, fratello di Elena o Eleonora, sfuggito all’arresto durante la prima repressione. Ci possiamo chiedere come mai detto Principe riuscisse a scampare agli eccidi degli Angioini. E’ ovvio che gli Angelo-Comneno, ormai alleati ai Paleologo, cominciavano a rappresentare un pericolo da non sottovalutare anche per gli Angiò, perciò Carlo I d’Angiò giudicò molto più prudente di non tirare troppo la corda con loro. Per questo, Giovanni Angelo-Comneno usufruì di una amnistia ed entrò nei favori dell’Angiò, certo calcolati per pura politica. Fatto sta che Giovanni sfruttò questo favorevole momento per far tirare fuori di prigione l’unica superstite dei figli di Manfredi e di Elena, cioè la già citata Beatrice. Questa fanciulla venne ricevuta e protetta da Costanza, nata dal primo matrimonio di Manfredi. Nel 1286 la giovane sposò Manfredi IV, marchese di Saluzzo. Da tale matrimonio nacquero due figli: Federico (morto nel 1336 lasciando un figlio, Tommaso II) e Violante, che passò a nozze con Luchino Visconti. Da quest’ultimo matrimonio nacque Caterina, la quale, nel 1342, sposò Francesco d’Este.

Ho sopra detto che Giovanni Angelo-Comneno entrò nei favori di Carlo Angiò per puro calcolo. Infatti il principe Giovanni aveva ottenuto una fortissima somma di oro e di argento dai fratelli restati nei Domini del Despotato, somma che aveva passata a Carlo d’Angiò, sempre avido di danaro e tanto più bisognoso di oro e di argento dopo il salasso che la campagna per la conquista della Sicilia e dell’Italia Meridionale aveva provocato nelle sue casse. IL giorno della Pentecoste del 1272 Carlo d’Angiò, per solennizzare la pacificazione del Regno di Sicilia, cinse della ´ Cintura Militare, oltre vari Personaggi, anche 1’´ Illustrissimo Signore Bartolomeo Angelo-Comneno’, figlio di Giovanni e di Beatrice Ruffo (nato nel 1254 e sposo di Giulia Comneno).Da notare, come ci narra il Cardinale De Luca nel 1729, che il titolo di “Illustrissimo” era riservato fino al 1300 ai soli pontefici, imperatori, sovrani, anche se non più regnanti, ma troviamo tale uso anche nel 1443 alla Corte del Re Alfonso di Aragona. Nel 1289 il principe Bartolomeo fondò l’Abbazia di San Benedetto a Capua, elevata da Papa Nicolò IV con bolla del 25 agosto 1289 a beneficio e patronato della Casa Angelo-Comneno, e ad “Abbatia nullius”. Con atto per notar Dionisio di Sarno del 5 ottobre 1289, il principe Bartolomeo nominò Abbate di San Benedetto di Capua il suo secondo figliuolo Benedetto, nomina confermata dalla Santa Sede. Bartolomeo morì nel 1321.

Guglielmo, primogenito di Bartolomeo, nacque nel 1285 e nel 1309 venne aggregato al Seggio di Porto in Napoli; ricevette solennemente in Napoli, quale delegato e sindaco, Roberto I re di Napoli. Nel 1325 sposò Angela Dukagina. IL 17 maggio 1326 accompagnò Walter, duca di Atene e conte di Brienne, a Firenze in rappresentanza di Carlo Senza Terra, duca di Calabria, figlio di Re Roberto I, chiamato dalla Signoria di Firenze a governare la città quale “Signore nominale e Protettore”. Guglielmo morì nel 1349.

Guido, figlio di Guglielmo, nacque nel 1329 e sposò una nobile donna della Casa Thopia. Fu consigliere militare di Re Carlo III di Durazzo dal quale ottenne il comando di “ 400 Lance”. Scortò poi il Re in Ungheria, dove questi cinse la corona di Santo Stefano. Durante la lotta tra i “ durazziani”, fedeli a Ladislao figlio di Re Carlo III, e gli “ angioini”, fedeli a Luigi d’Angiò (al quale, approfittando dell’assenza di Carlo III dall’Italia, la regina Giovanna I aveva fatto passare la successione della corona di Napoli), il principe Guido Angelo-Comneno si schierò, con i suoi armati a fianco di Ladislao, che, vincitore, fu coronato Re a Gaeta nel 1390. Guido morì nel 1407.

Angelo, figlio di Guido, nacque nel 1386 e sposò Agnese Span. Nel 1435 fu segretario e uomo di fiducia della Regina Giovanna II di Napoli, che lo nominò anche ´ Signore di Pirano. IL Mazzella, parlando di questo Principe, scrive: “ Egli godè di una grande reputazione presso la regina Giovanna II. Fu Signore prudente, colto, e, per la sua capacità e dolcezza naturale, la regina lo nominò suo segretario donandogli molte rendite”. Più tardi, il suddetto Angelo fu segretario anche del Re Alfonso d’Aragona, dal quale ricevette la donazione di “ 36 once annue sulla bagliva e fiscalità di Guardia Grele, con il pagamento di una spada del valore di un’oncia”.

Bartolomeo, figlio di Angelo, nacque nel 1434 e sposò Eleonora Carrafa il 3 settembre 1461. Da tali nozze nacque 1’8 giugno 1463 Benedetto. IL principe Bartolomeo mori nel 1511. Ricordiamo anche che nel 1463 il vecchio principe Angelo de Angelo-Comneno designò come abbate di San Benedetto a Capua il suo Consanguineo Paolo, arcivescovo di Durazzo, poi Cardinale di Santa Romana Chiesa. La designazione venne ratificata da Papa PIO II Piccolomini il 4 agosto 1463. Il cardinale Paolo Angelo-Comneno ebbe una grande influenza sul Papa Pio II, che egli insieme al Despota Tornmaso Paleologo esiliato in quel tempo a Roma spinse a una crociata contro i Turchi. Sempre il suddetto cardinale fu inviato poi dal Pontefice quale ambasciatore presso Giorgio Skanderbeg, il quale simpatizzò tanto con lui da affidargli, quale precettore, suo figlio Giovanni, come ci narra Padre Demetrio Franco nella sua “ Vita e gesta del principe Skanderbeg”. Anche il Sansovino conferma la notizia.

IL principe Angelo morì il 6 ottobre 1480 e venne sepolto nella Chiesa di Santa Maria della Nova a Napoli. La tomba fu fatta erigere da uno dei figlioli, Battista Antonio, divenuto abbate di San Benedetto a Capua al posto dell’arcivescovo Paolo che aveva dovuto lasciare la carica essendo stato eletto cardinale. IL Padre Gaetano Rocco, storico napoletano, a proposito della suddetta tomba, nel suo libro sulla Chiesa di “Santa Maria della Nova” scrive: “ I de Angelis (o Angeli) erano di origine greca, alleati e imparentati con Ruggero, figlio primogenito di Tancredi, per Isacco Angelo. Essi appartenevano al Seggio di Porto”. La tomba andò distrutta durante un terremoto.

Abbiamo sopra detto che da Bartolomeo Angelo-Comneno ed Eleonora Carrafa era nato 1’8 giugno 1463 il principe Benedetto. Questi sposò il 17 gennaio 1484 Isabella Coppola, figlia di Francesco, conte di Sarno, e di Eleonora Caracciolo. Benedetto ricevette in dote “ La Balzana”, una terra presso Capua. Ebbe due figli: Andrea, nato nel 1485, e Geronimo, nato nel 1487. Andrea sposò il 9 marzo 1538 Giovannotta Piccolomini, figlia di Roberto (discendente dei Papi Pio II e Pio III); il 4 gennaio 1541 ottenne una compagnia di 300 lance da Don Alfonso Avalos, marchese del Vasto e capo supremo dell’armata di Carlo V; morì con il grado di colonnello alla presa di Auletta (Goletta). L’imperatore stesso, di suo pugno, scrisse alla vedova Giovannotta Piccolomini esaltando l’eroismo del principe.

IL figlio primogenito di Andrea, Fabrizio, nato nel 1539, permutò il 15 settembre 1571 “ La Balzana” con “ Castel Petruso” nel Molise (atto notar Pignatelli di Napoli in data 15 settembre 1572). Fabrizio sposò il 4 ottobre 1543 Eleonora Macedonio, figlia di Giovanni Vincenzo e di donna Camilla Pappacoda, ed ebbe in dote “ Ducati 10.000 sopra il nuovo imposto della seta di Calabria, che li doveva il principe di Bisignano”. Il citato Giovanni Vincenzo Macedonio, suocero del principe Fabrizio Angelo-Comneno, è sepolto in una meravigliosa tomba a Santa Maria della Nova a Napoli.

IL Termini e l’Altimari fanno discendere i Macedonio da Guglielmo il Buono (1189). IL Candida Filangeri afferma che questa famiglia è di origine greca come gli Angelo e che appartiene alla famiglia delle Acquarie, riportata nel Libro d’Oro dei Duchi di Grottolella. IL Padre Gaetano Rocco aggiunge che i Macedonio sono imparentati con varie famiglie sovrane. Infine, i Macedonio e i Pappacoda sono ricordati in un documento francese (Reg. Angevin, corr. 1297 n. 33 fol. 59) a proposito di una contestazione di proprietà del terreno sul quale poi sarebbe dovuta sorgere la Chiesa di Santa Maria della Nova a Napoli.

Fabrizio nominò Abbate di San Benedetto a Capua un suo parente, Domenico, nomina confermata da Papa Gregorio XIII il 13 maggio 1574. IL figlio di Fabrizio, cioè Giovanni Battista, sposò il 12 dicembre 1569 Eleonora Sansovino, figlia di Gaspare e di Ippolita Guindazza, discendente di Antonio o Cecco Antonio, ambasciatore del re Federico III. Questo Giovanni ebbe a sua volta due figli: Geronimo e Fabrizio Quest’ultimo divenne Abbate di San Benedetto a Capua, mentre il primo sposò Isabella Cifola o Sifola, dal quale matrimonio nacque Francesco, andato sposo nel 1602 ad Anna Strambone, figlia di Orazio e di Lucrezia da Gaeta. Per mezzo di questo matrimonio Francesco entrò in possesso dei feudi di Fontana, di Piesolo, di Godio ecc., ma fu la pecora nera dell’intera famiglia, come è narrato in un manoscritto, firmato “Geronimo Angelo Deponj” in data 1670, conservato nell’archivio del conte Capogrossi Guarna. Impazzito, fece uccidere lo zio Don Fabrizio, “Abbate Nullius” di San Benedetto. IL Papa Paolo V, non potendo procedere contro di lui perchè dichiarato demente, lo esiliò e da quel momento avocò alla Santa Sede la nomina degli Abbati di San Benedetto a Capua.

Il nuovo Abbate fu il gesuita Roberto Bellarmino, poi cardinale e santo. La linea di Francesco si estinse. In seguito al delitto di costui, l’intera Casa subì gravi conseguenze ed ebbe inizio per essa una lenta decadenza.

Riprendendo il nostro filo genealogico, torniamo al Geronimo, altro figlio di Benedetto. Nato nel 1487, come già abbiamo specificato, andò a nozze con Maria de Bucchis (atto notar Giordano Aniello di Napoli del 5 agosto 1508). Sappiamo che contro Geronimo il 3 aprile 1529 fu elevata la terribile accusa di lesa maestà ma non ne conosciamo i particolari. (Sommaria – Napoli – vol. 128 c. 4). Sembra tuttavia che Geronimo venisse condannato e che, in seguito a ciò, abbia perduto tutte le sue terre e feudi, ad eccezione della “Rocchetta sul Volturno”. In seguito però troviamo Geronimo a Roma, ospite del Papa. A questo principe venne concesso il titolo di “Patrizio Romano” e il diritto di cittadinanza (Archivi Capitoli – Roma – f. 107-108 del 1555~1560). Più tardi ancora lo troviamo di nuovo a Napoli, essendo ormai passata la tempesta dal suo capo, festeggiato dalle autorità. Come ci narra Padre Placido di Sangro nel suo libro: “ Dialogo delle Piazze e Famiglie Napolitane-Napoli, 1585”, il principe Geronimo insieme ad altre personalità ricevette l’incarico di decidere l’ammissione dei nobili nei Seggi di Napoli. Morì molto vecchio nel 1582.

Francesco, figlio di Geronimo, nacque nel 1510 e venne ricevuto nel Seggio di Porto nel 1526. IL 7 febbraio 1531 sposò Rosa Pisanelli; morì nel 1581.

Bartolomeo, figlio del principe Francesco, nacque il 7 marzo 1532 e sposò, in prime nozze, Lucrezia Salimbeni il 3 aprile 1550, e, in seconde nozze, Maria Garagnani,1’8 luglio 1571. Morì nel 1598.

Benedetto, figlio di Bartolomeo, nacque il 4 gennaio 1552 e contrasse prime nozze con Marulla di Bari nel 1589 (da queste nozze nacque un Benedetto) e seconde nozze con Rosa de’ Tocci, discendente dalla famiglia sovrana d’Oriente Tocco. IL principe Benedetto era ancora vivo quando si verificò il delitto di quel tale Francesco, pecora nera della Casata, e che disperse tutte le branche della Famiglia. E’ da questo momento che il ramo degli Angelo (ma forse erano piuttosto i consanguinei Span, che avevano mutato cognome in quello imperiale degli Angelo) di Venezia profittarono della situazione per attribuirsi molti privilegi e diritti che, al contrario, non spettavano loro. Il vero ramo, titolare dei privilegi imperiali e pontifici, era quello del già citato Geronimo figlio di Benedetto, nato nel 1487, il quale aveva preso stabile residenza (a parte i continui viaggi a Roma e a Napoli) nelle Marche Anconetane, cioè nelle terre che i Papi avevano riconosciuto alla Famiglia. Tornando al Benedetto, figlio di Bartolomeo, nato nel 1552, ricordiamo che esiste un atto in data 3 gennaio 1610 del notaio Bartolo Giordano di Napoli, con il quale il principe Benedetto acquista una rendita in perpetuo sui “fiscali” di Scalea e di Verbicaro. Con suo testamento in data 10 giugno 1611 nominò erede universale il figlio Giovanni Battista, ma dispose un legato di 800 ducati in favore del parente Antonio de’ Tocci, di 300 ducati in favore di Annibale Bianchi, e una di 150 ducati in favore di Francesco de Gennaro. La sua seconda moglie, Rosa dei Tocci, detta “del Piano”, morì a 46 anni 1’8 agosto 1610. Due anni dopo, il 2 luglio 1612, morì anche il marito principe Benedetto.

Giovanni Battista, figlio di Benedetto, nacque il 28 dicembre 1609, e sposò il 5 aprile 1640 Leonarda Gherardini.

Bartolomeo, figlio di Giovanni Battista, nacque il 4 febbraio 1641, sposò Maria Sobolini il 30 aprile 1668 e mori il 2 luglio 1711.

In questo periodo visse uno dei più illustri personaggi della Casa conosciuto anche col solo cognome “Angelo”, vale a dire il Cardinale Giacomo. Di lui parlano molti cronisti della storia dell’Arcivescovado di Urbino, così come il manoscritto di Ligi Bramante (“ Urbino: I Duchi, i Vescovi”, 1940) e “ Alberi Genealogici”, compresi nella pagina 4 della “Perizia Patrimoniale su tutto lo stato e il patrimonio della illustrissima Casa Angelo compiuta dal perito pubblico Giuseppe Candito Belli il 15 giugno 1729”. Monsignor Giacomo Angelo venne eletto arcivescovo di Urbino da Papa Alessandro VII il 20 settembre 1660, poi eletto Arcivescovo Vicegerente di Roma nel 1685 e, infine, nel 1686 creato da Papa Innocenzo XI cardinale di S.R.C. con il titolo di Santa Maria dell’Aracoeli, la Chiesa dove numerosi membri della Casa Angelo e di altre famiglie sovrane con essa imparentate, come la regina di Serbia ecc., erano già sepolti.

Pietro, figlio di Bartolomeo, nacque il 1 maggio 1670 e sposò il 5 giugno 1708 Piera o Petra de Antelminelli di Lucca, e, in seconde nozze, il 12 aprile 1717, Maria Sperelli parente del cardinale Sperelli, ricordato come il Prelato che aveva consacrato la Chiesa di San Francesco a Ripa in Trastevere a Roma. Donna Maria Sperelli morì il 16 giugno 1744 mentre il marito principe Pietro morì il 10 giugno 1753.

Giovanni Battista, figlio di primo letto di Pietro, nacque il 16 novembre 1710. Il 7 settembre 1748 venne celebrato il suo matrimonio con Maria Mattei, dal quale matrimonio nacquero Angelo, Pietro, un altro Pietro, Pietro-Francesco, Bartolomeo e Giuseppe-Antonio. Morirono tutti in tenera età, ad eccezione di Giuseppe Antonio, nato il 5 maggio 1772. IL 17 maggio 1800 sposò Clementina Fabiani, di famiglia umbra, e morì il 23 luglio 1819.

            Venanzio Vincenzo, figlio di Giuseppe Antonio, nacque il 5 aprile 1802, contrasse nozze il 3 febbraio 1838 con Felicita o Felice Bizzozzeri o Birzò; si trasferì dalle Marche a Roma verso il 1850. La sua attività nell’interesse della Casa fu assai intensa. Fu legato da sincera amicizia con il Cardinale Cosenza, come lo dimostra una lunga corrispondenza mantenuta con detto altissimo Prelato, il quale, a sua volta, godeva i favori del Re Ferdinando II delle Due Sicilie. Il cardinale anzi si adoperò molto per tenere in relazione il principe Venanzio Vincenzo Angelo-Comneno di Tessaglia con il Re Ferdinando II. Il Re concesse infatti al Principe una udienza particolare il 10 novembre 1853 per trattare di molte questioni che interessavano la Casa degli Angelo-Comneno, ma nulla è trapelato circa i risultati di tale colloquio; tuttavia è da supporre che ben poco ne sia sortito di positivo, dal momento che le cronache della famiglia non ne parlano. Venanzio Vincenzo morì a Roma il 23 febbraio 1859.

Gaspare Pietro, figlio di Venanzio Vincenzo, nacque il 5 marzo 1839. IL 9 ottobre 1866 sposò Anna Simoni di Pescia in Toscana. Di questo principe parla in un suo libro il Fenicia, Presidente del Tribunale di Napoli sotto il regno dei Borboni, e il Padiglione, in un suo aureo studio sulla Casata, ne tesse gli elogi. Dalle nozze di Gaspare Pietro e di Anna Simoni nacquero Enrico, Carlo, Giovanni, Gaetano, Caterina, Agostino.

Alla morte di Gaspare Pietro, avvenuta 1’11 ottobre 1917, il figlio primogenito Enrico, nato il 6 maggio 1867, divenne Capo della Casa. Egli prese parte eroicamente alla prima guerra italiana in Africa nel 1885. Sposò in prime nozze Giulia Giorgi, e, in seconde nozze, Benilde Civiteni. Dalle prime nozze nacque il 2 agosto 1894 Pietro, che contrasse nozze con Elena Flamini il 9 ottobre 1934. Alla morte di Enrico, il 9 febbraio 1934, Pietro divenne Capo della Casa. Ma, non avendo alcun discendente né maschio né femmina, con atto pubblico in data 26 luglio 1949, confermato da una sentenza della magistratura, abdicò dalla sua qualità e refutò i suoi diritti in favore del cugino, il principe Mario, nato il 12 giugno 1914 da Agostino e da Teresa Ricci.

Degli altri figli del succitato principe Gaspare, Gaetano era morto a 17 anni cosi come giovanissima era morta Caterina, Carlo, nato nel 1869, sposò Carla Migliara (figlia del celebre pittore piemontese dell’800), che decedette nel 1949. Da questo matrimonio, il 10 febbraio 1908, nacque Enrico, concertista e violinista di fama mondiale. Enrico sposò Amalia Mussato, anch’essa pianista di fama internazionale. Enrico non ebbe discendenti.

L’altro figlio di Gaspare, cioè Giovanni, sposò il 28 agosto 1907 Jone Ceri di Arezzo, discendente in linea femminile dai baroni Mori Lanfranchi Chiccoli di Pisa. Sua figlia Elda, nata il 28 maggio 1908, andò sposa al nobile Giovanni Cappello, discendente da Bianca Cappello, sposa di Francesco II dei Medici. Elda ha tre figli: Patrizio, Bianca-Maria e Giuliano.

L’ultimo figlio di Gaspare fu Agostino, nato il 21 novembre 1889, il quale sposò Teresa Ricci il 13 aprile 1913. Da dette nozze nacque appunto il 12 giugno 1914 il principe MARIO, che sposò il 4 giugno 1939 donna Vittoria Caringi, da cui Stefania Angelo-Comneno di Tessaglia, dalla quale Alessio Ferrari Angelo-Comneno di Tessaglia, Capo di Nome e d’Armi della Reale e Imperiale Casa Sovrana (con D.P.R. del 7 settembre 1968 registrato presso la Corte dei Conti il 26 settembre 1968, rif nr °27 foglio, il principe è stato autorizzato ad aggiungere il nome Angelo-Comneno al nome del padre per assicurare la dinastia).

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